Che cosa sono davvero le Perseidi?

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Immagine delle Perseidi, lo sciame di stelle cadenti che appare in direzione della costellazione del Perseo

Ogni agosto la Terra incontra le Perseidi. Non si tratta di un fenomeno casuale né di stelle cadenti, cioè che, improvvisamente, cominciano a cadere. È un appuntamento astronomico che si ripete perché il nostro pianeta, percorrendo la propria orbita intorno al Sole, attraversa ogni anno una regione dello spazio ricca di minuscoli detriti.

Quei detriti sono stati lasciati dalla cometa 109P/Swift-Tuttle, un corpo celeste che impiega circa 133 anni per completare un’orbita intorno al Sole.

I detriti che generano le Perseidi sono stati disseminati dalla cometa Swift–Tuttle durante numerosi passaggi vicino al Sole. L’ultimo risale al 1992, ma lo sciame che la Terra incontra ogni estate contiene materiali rilasciati dalla cometa nel corso di molti secoli (vedi questo articolo della NASA per approfondimenti).

Quando una cometa si avvicina al Sole, il calore provoca la sublimazione dei materiali ghiacciati presenti nel suo nucleo: il ghiaccio passa direttamente allo stato gassoso e libera polveri, granelli e piccoli frammenti rocciosi. Nel corso dei suoi ripetuti passaggi, la cometa Swift-Tuttle ha disseminato questi materiali lungo la propria orbita, formando una sorta di grande corrente di particelle.

La cometa, quindi, non passa vicino alla Terra ogni agosto. Sono i detriti abbandonati lungo il suo percorso a trovarsi ancora nello spazio. Ogni anno, tra luglio e agosto, la Terra attraversa questa corrente cosmica e incontra una quantità maggiore di particelle.

È questo incontro a dare origine allo sciame meteorico delle Perseidi, le stelle cadenti denominate “Lacrime di San Lorenzo”.

Meteoroide, meteora o meteorite?

Questi tre termini vengono spesso confusi, ma indicano fenomeni differenti.

  • Il meteoroide è il piccolo frammento di materia che viaggia nello spazio.
  • La meteora è la scia luminosa prodotta quando quel frammento entra nell’atmosfera terrestre.
  • La meteorite è l’eventuale parte del frammento che sopravvive al passaggio atmosferico e raggiunge il suolo.

Le particelle delle Perseidi sono generalmente molto piccole, spesso paragonabili a granelli di sabbia. Nonostante le loro dimensioni, entrano nell’atmosfera a una velocità relativa di circa 59 chilometri al secondo, cioè più di 200.000 chilometri orari.

A una velocità così elevata, il meteoroide comprime violentemente l’aria davanti a sé. Il gas atmosferico si riscalda, mentre il frammento perde progressivamente materiale attraverso un processo chiamato ablazione. Le collisioni tra le molecole dell’atmosfera e gli atomi liberati dal meteoroide producono la breve scia luminosa che vediamo nel cielo.

Quella luce, dunque, non è una stella che cade e neppure, in senso stretto, un granello che brucia come un pezzo di legno. È il risultato di una complessa interazione tra il frammento cosmico e l’atmosfera terrestre.

Il fenomeno avviene generalmente a quote comprese fra circa 80 e 120 chilometri. La maggior parte delle particelle delle Perseidi viene completamente consumata molto prima di poter raggiungere il terreno.

Perché si chiamano Perseidi?

Se prolunghiamo idealmente all’indietro le traiettorie delle meteore, esse sembrano provenire tutte dalla stessa zona del cielo, situata nella direzione della costellazione di Perseo. Per questo lo sciame prende il nome di Perseidi.

Quel punto apparente di provenienza viene chiamato radiante.

Le particelle, però, non arrivano realmente dalle stelle della costellazione di Perseo. Si tratta di un effetto prospettico, simile a quello che osserviamo guardando due binari ferroviari: sappiamo che sono paralleli, ma in lontananza sembrano convergere verso uno stesso punto.

Allo stesso modo, le particelle delle Perseidi viaggiano lungo traiettorie quasi parallele, ma dalla superficie terrestre ci appaiono provenire da un’unica regione del cielo.

Perché tornano ogni anno?

La Terra impiega un anno per completare la propria orbita e torna periodicamente nelle stesse regioni dello spazio. La corrente di detriti della cometa Swift-Tuttle rimane distribuita lungo la sua orbita per tempi molto lunghi.

Ecco perché l’incontro si ripete ogni estate.

Il numero di meteore visibili, tuttavia, non è sempre identico. I detriti non sono distribuiti in modo uniforme e possono essere modificati nel tempo dall’attrazione gravitazionale dei pianeti. Inoltre, la quantità di meteore che riusciamo effettivamente a osservare dipende dalla presenza della Luna, dalle condizioni atmosferiche, dall’inquinamento luminoso e dall’ampiezza di cielo visibile.

La tradizione associa le stelle cadenti alla notte di San Lorenzo, il 10 agosto, ma il massimo delle Perseidi si verifica generalmente qualche giorno più tardi, intorno al 12 e 13 agosto. Il 10 agosto ci troviamo comunque nel pieno del periodo di attività dello sciame e, sotto un cielo sufficientemente buio, è già possibile intercettare numerose scie.

Come si osservano le Perseidi?

Per cercare le Perseidi non serve un telescopio. Anzi, il modo migliore per osservarle è a occhio nudo, perché occorre abbracciare con lo sguardo una porzione di cielo più ampia possibile.

È utile attendere almeno venti o trenta minuti affinché gli occhi si abituino al buio, evitare di guardare luci intense e scegliere una posizione comoda. Non è necessario fissare direttamente la costellazione di Perseo: le scie più lunghe e spettacolari possono comparire anche lontano dal radiante.

I telescopi presenti sul piazzale durante l’evento annuale Chianti di stelle sono utilizzati per osservare altri oggetti astronomici. Per le Perseidi, invece, lo strumento più efficace resterà il nostro sguardo.

Ogni scia durerà forse soltanto una frazione di secondo. Eppure, in quel breve lampo, potremo vedere la conclusione di un viaggio iniziato nello spazio e durato forse centinaia o migliaia di anni.

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